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CORSI

CE.S.I.S.S.: La Colonna Mobile di Soccorso della Protezione Civile del Lazio

Corso: La Colonna Mobile di Soccorso della Protezione Civile del Lazio

Fonte: corso CE.S.I.S.S.

 

il G.R.E.L. ha partecipato con i Volontari Operativi:

  • Valter NIZI          – (IZØRTQ)

  • Mario FABRETTI – (IKØPKD)

  • Igor CALDERARI – (IZØPQE)

 

 

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CORSI

SPES – CESV: I Conti Tornano

I Conti Tornano

Seminario di Formazione per le Organizzazioni di Volontariato

Fonte: Centri di Servizio per il Volontariato del Lazio

Per il G.R.E.L. ha partecipato con il Presidente “pro-tempore” e Volontario Operativo: Valter NIZI – (IZØRTQ)

 

 

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COMUNICAZIONI ASSOCIATIVE

a Portis di Venzone (UD): Scuola Internazionale per la Gestione delle Emergenze Sismiche

fonte: scuola internazionale per la gestione delle emergenze sismiche

E’ ancora oggi un “paese fantasma”, la frazione Portis del comune di Venzone (Ud), abbandonata e rimasta tale dopo il terremoto che colpì il Friuli 40 anni fa. Un sito simbolico che è stato scelto come sede della “Seismic emergency response management internazional School – SERM”, campo di addestramento permanente per la formazione in tutte le materie tecniche legate alla gestione di un evento sismico

Sorgerà a Portis di Venzone (Ud), nell’ambito delle iniziative promosse e finanziate dalla Regione Friuli Venezia Giulia per ricordare i 40 anni dal sisma che scosse il Friuli nel 1976, la “Seismic emergency response management internazional School – SERM”scuola internazionale di formazione in materia di gestione della risposta in emergenza sismica – frutto del lavoro messo a punto in particolare in questi ultimi mesi da Protezione civile FVG, Università di Udine, Corpo nazionale dei vigili del Fuoco, Associazione Comuni terremotati e sindaci della Ricostruzione e Comune di Venzone.
Si tratta, in pratica, di un campo di addestramento permanente per numerose attività di formazione in tutte le materie tecniche legate alla gestione di un evento sismico, anche in un’ottica di miglioramento dell‘interoperabilità transfrontaliera tra i diversi soggetti operanti nell’ambito delle strutture di Protezione civile.
A Portis Vecchia quindi si terranno esercitazioni su scala reale sui temi dell’analisi dei dissesti da sisma, sulle tecniche di intervento urgente per la valutazione delle criticità strutturali e la messa in sicurezza di viabilità e fabbricati danneggiati, sulle interoperabilità sia a livello regionale che nazionale e internazionale.

L’idea di realizzare questa scuola nasce nel 2011 e si affina nel 2012 quando, a seguito del sisma che colpì l’Emilia-Romagna, la collaborazione fra vigili del Fuoco e Università di Udine portò all’ideazione e allo sviluppo di un vero e proprio sistema specialistico specificatamente dedicato al trattamento delle criticità strutturali da scosse sismiche. Nell’ambito di tale sistema, denominato STCS – Sistema di trattamento delle criticità strutturali / Short Term Countermeasures System, oltre alla realizzazione di opere provvisionali per la messa in sicurezza dei fabbricati, è stata sviluppata un’attività di analisi dello scenario di un’emergenza che, mediante l’uso di tecnologie innovative, consente una rapida individuazione e classificazione delle criticità, fornendo supporto decisionale alla programmazione delle successive attività post-sisma con la la pianificazione degli interventi e la loro realizzazione secondo standard predefinti. Inoltre La collaborazione VVF – UNIUD ha consentito di razionalizzare ed ottimizzare la risposta del sistema di soccorso tecnico urgente coniugando capacità operativa ed esperienza pratica sul campo con logiche di gestione basate su metodologie scientifiche.

L’STCS venne positivamente testato a Venzone nel corso dell’esercitazione “Sermex 2014” (che verrà replicata quest’anno), confermando a pieno l’idoneità e l’unicità del sito di Portis Vecchio per l’allestimento di un campo di addestramento: Portis, infatti, di fatto è un “paese fantasma”, abbandonato, rimasto tale e quale dopo il terremoto del 1976, gli edifici infatti sono rimasti esattamente com’erano nel momento del definitivo abbandono dopo il sisma e i resti dell’abitato sono oggi utilizzati dalla Protezione civile e dai Vigili del fuoco come luogo di esercitazione per calamità naturali. La sua posizione geografica viene considerata “strategica” in un’ottica dipromozione della cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale in materia di protezione civile.La prospettiva concreta alla quale si lavora è quella di arrivare ad un progetto di valenza internazionalecoinvolgendo all’inizio i Paesi più vicini, quali Austria e Slovenia, in un progetto che potrà quindi diventare un unicum a livello europeo, se non mondiale.

red/pc

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COMUNICAZIONI ASSOCIATIVE

@emergenza24: regole fondamentali Salva Pedoni

fonte: #salvapedoni

#salvapedoni_02

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COMUNICAZIONI ASSOCIATIVE

Il Post: come si usano i defibrillatori semiautomatici

fonte: come si usano i defibrillatori semiautomatici

In una scena di Mr. Bean, la serie tv degli anni Novanta con il comico britannico Rowan Atkinson, un uomo ha un attacco di cuore e si accascia sul marciapiede. Riesce a cavarsela grazie al solerte intervento di Mr. Bean, che passa di lì per caso e che – dopo svariati e goffi tentativi di rianimarlo – improvvisa un defibrillatore con i cavi della batteria di un’automobile. Benché sia distante anni luce dalla realtà, la scena involontariamente dimostra l’importanza di intervenire il prima possibile per aiutare una persona che ha subìto un arresto cardiaco, possibilmente con mezzi meno rudimentali e sapendo cosa si sta facendo. Per questo motivo da qualche anno nei luoghi pubblici molto affollati, come centri commerciali e stadi, ci sono defibrillatori semiautomatici (DAE) che possono essere utilizzati per intervenire e trattare un arresto cardiaco. Se ne vedono sempre di più in giro, ma in pochi sanno di cosa si tratta e soprattutto se e come si possono utilizzare (spoiler: serve un corso).

DEFIBRILLATORE SEMIAUTOMATICO (DAE)

Un DAE ha di solito le dimensioni di una valigetta porta documenti. Al suo interno c’è un blocco centrale costituito da un computer e la batteria per farlo funzionare ed emettere la scarica. Ci sono poi i due elettrodi da applicare sul torace della persona che ha necessità di essere soccorsa e, in alcuni casi, un rasoio e altri strumenti per radere le parti dove saranno applicati gli elettrodi: queste devono infatti aderire perfettamente alla pelle, altrimenti il DAE non funziona. Nella scatola ci sono le istruzioni ma lo stesso defibrillatore ha un altoparlante che emette una voce elettronica che spiega i vari passaggi da seguire per il soccorso. Non esiste un modello unico di defibrillatore semiautomatico, quindi alcune caratteristiche possono variare a seconda del produttore. Chi li installa è tenuto a provvedere alla loro manutenzione e a verificare che siano omologati, cioè in regola con i requisiti imposti dal ministero della Salute.

ARRESTO CARDIACO

Quando una persona ha un arresto cardiaco ha di solito sintomi che sono legati alla causa che sta portando all’attacco, quindi palpitazioni, vertigini, difficoltà a respirare (dispnea) e dolori al torace. La condizione peggiora molto rapidamente e porta a una perdita di coscienza con altri segni visibili come pallore, boccheggiamenti e incontinenza. L’assenza, totale o parziale, di attività cardiaca ha effetti molto gravi sul resto dell’organismo: il cervello non riceve più ossigeno e dopo quattro minuti circa subisce danni irreversibili. Per questo motivo è fondamentale intervenire il prima possibile cercando di rianimare il paziente: la rianimazione vera e propria viene condotta dal personale di soccorso, ma in attesa del loro arrivo un intervento con un DAE può essere determinante per salvare la vita a qualcuno. Mentre il massaggio cardiaco serve per aiutare il cuore a mantenere attiva la circolazione sanguigna, la defibrillazione serve per provare a riavviare e ripristinare il battito cardiaco tramite una o più scosse elettriche.

COME SI USA UN DEFIBRILLATORE SEMIAUTOMATICO

Il torace di una persona che ha avuto un sospetto arresto cardiaco (“sospetto” perché se non si è medici non si hanno gli strumenti e le conoscenze per determinalo con certezza) deve essere spogliato per potere applicare gli elettrodi: uno deve essere collocato sotto la clavicola destra, l’altro sotto il petto nella parte sinistra: il cuore si troverà quindi in mezzo tra le due placche, lungo un’ideale linea obliqua che va dal basso verso l’alto partendo dal fianco sinistro della persona da soccorrere. A questo punto si collegano al DAE i fili che escono dagli elettrodi e si seguono le altre istruzioni spiegate dallo stesso macchinario.

Prima di procedere con una scarica, il DAE esegue un’analisi del paziente per valutare se sia effettivamente necessario somministrare una scarica. Nel caso in cui sia rilevato il battito cardiaco, seppure flebile, il dispositivo consiglia di controllare la respirazione in attesa dei soccorsi professionali. Se invece non c’è battito, il DAE segnala di essere pronto per effettuare una scarica, la cui intensità viene determinata sempre automaticamente sulla base dell’analisi del paziente. Di solito si accende un tasto a forma di triangolo e con l’icona di un fulmine al suo interno, mentre il dispositivo chiede a tutti di allontanarsi. Premendo il tasto si avvia la procedura per la defibrillazione: è fondamentale non toccare più il paziente mentre il dispositivo fa un’ultima verifica del battito prima di procedere con la scarica, se si resta in contatto si rischia di restare fulminati, e non è il caso: basta una persona da soccorrere per volta.

Il DAE è programmato per fare in modo che sia ripristinato un battito cardiaco sufficientemente forte e regolare, quindi se dopo una prima scarica non si è ottenuto questo risultato attende un paio di minuti e ripete la procedura. Tutte le operazioni fatte dal DAE sono registrate in una sorta di scatola nera all’interno del dispositivo, che registra anche tutti i rumori ambientali e le voci dei soccorritori. Queste informazioni possono rivelarsi utili quando arriva l’ambulanza per ricostruire che cosa è successo negli ultimi minuti al paziente, ma anche per tutelare le persone che sono intervenute nel caso di accertamenti da parte delle autorità sanitarie e giudiziarie.

CHI PUÒ USARE I DAE

Benché siano semplici da utilizzare e abbiano diversi sistemi di sicurezza, i DAE non possono essere utilizzati da tutti, almeno non in Italia. La legge richiede che sia seguito un corso di abilitazione, nel quale vengono insegnate le cose fondamentali sul sostegno di base alle funzioni vitali (BLS), cioè le tecniche di primo soccorso per la rianimazione cardio-polmonare. I corsi sono organizzati in ambito regionale, con prove pratiche e teoriche, alla fine dei quali viene rilasciata un’autorizzazione all’uso dei DAE: durano intorno alle 4 ore e in alcune regioni sono a pagamento. Le persone autorizzate sono comprese in una sorta di registro, possono utilizzare i DAE in qualsiasi regione diversa da quella di appartenenza e la loro autorizzazione dura a vita.

RICAPITOLANDO

I DAE servono per prestare primo soccorso a persone con un sospetto arresto cardiaco in attesa dell’arrivo dell’ambulanza. Per poterli utilizzare bisogna essere in possesso di un’autorizzazione che si ottiene seguendo un breve corso. Non avere l’autorizzazione non significa che se qualcuno sta male si può fare finta di nulla (è omissione di soccorso): si telefona al 118 e si attende l’arrivo dell’ambulanza, fornendo un minimo di assistenza alla persona in difficoltà.

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COMUNICAZIONI ASSOCIATIVE

Infrastrutture Critiche: accordo ENEA – ROMA CAPITALE Protezione Civile

Logo (ENEA)Il Direttore dell’Ufficio Extradipartimentale della Protezione Civile Cristina D’ANGELO e il Responsabile del Dipartimento Tecnologie Energetiche dell’ENEA Gian Piero CELATA, hanno firmato questa mattina un accordo di collaborazione per lo sviluppo di piattaforme tecnologiche in grado di supportare l’attività di gestione e superamento delle emergenze di Protezione Civile

 

fonte: (Roma Capitale) Infrastrutture Critiche: accordo ENEA – ROMA CAPITALE Protezione Civile

fonte: (ENEA) Infrastrutture Critiche: accordo ENEA – ROMA CAPITALE Protezione Civile

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DPC: Indicazioni operative per l’omogeneizzazione dei messaggi di allertamento e delle relative Fasi Operative per Rischio Meteo-Idro

Schermata 2016-02-16 alle 21.56.27

indicazioni operative per l’omogeneizzazione dei messaggi di allertamento e delle relative Fasi Operative per Rischio Meteo-Idro

Nota del Capo Dipartimento alle Regioni e Province Autonome

Allegato 1: livelli di criticità e di allerta e relativi scenari d’evento

Allegato 2: attivazione delle fasi operative

Centro Funzionale Centrale per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico

 

 

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EVENTI

ROMA CAPITALE: Piazza San Pietro Ostensione dei Santi Pio e Leopoldo ed Angelus

(07-02-2016) Giubileo della Misericordia riepilogo di una mattinata (dalle ore 07:00 alle ore 15:00) trascorsa a Piazza San Pietro per collaborare con Roma Capitale per l’assistenza ai pellegrini in visita nella Basilica per l’Ostensione dei #Santi Pio e Leopoldo e per l’Angelus con benedizione “Urbi et Orbi” di #Papa #Francesco.

Il G.R.E.L. era presente